Gli psicologi a sostegno della LIS. L’appello.

Gli psicologi a sostegno della LIS. L’appello.

Sul sito Lissubito l’appello agli Psicologi per la sottoscrizione di un documento a sostegno del riconoscimento della LIS, Lingua dei Segni Italiana.

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Nel sito Lissubito si legge, a presentazione dell’iniziativa

Psicologi sordi e udenti hanno scritto un manifesto per sostenere il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana, evidenziando tutte le prove scientifiche a favore dell’educazione bilingue.  Si chiede una presa di posizione ufficiale da parte degli Ordini degli Psicologi regionali e nazionale e delle associazioni professionali. 

Gli psicologi che intendono sostenere il manifesto possono firmare nei commenti o mandare una mail con il loro nome, cognome, albo regionale di riferimento ed eventuale associazione di appartenenza all’indirizzo mail [email protected]” 

Segue un video in Lingua dei Segni in cui si spiega l’iniziativa.

L’articolo “Siamo un gruppo di psicologi sordi e udenti che si pone l’obiettivo di sensibilizzare gli Ordini degli Psicologi regionali e nazionale, le associazioni di psicologi ed i colleghi tutti, riguardo al problema del riconoscimento legislativo della lingua dei segni italiana (LIS)….. ”  è consultabile direttamente sul sito LISsubito al seguente link:

clicca per andare al sito LIssubito LETTERA APERTA DEGLI PSICOLOGI A SOSTEGNO DELLA LINGUA DEI SEGNI ITALIANA (LIS)

oppure copia e incolla nella barra degli indirizzi il seguente link: http://www.lissubito.com/lettera-aperta-degli-psicologi-a-sostegno-della-lingua-dei-segni-italiana-lis/

 

 

Lingua dei segni e cervello: costruire una lingua

Lingua dei segni e cervello: costruire una lingua. In un recentissimo studio la dott.ssa Iris Berent della Northeastern University (Boston) dimostra come il nostro cervello utilizzi un unico meccanismo per costruire la lingua e poi la possa avviare attraverso canali i diversi, sia verbale che segnico. Tale studio conferma la natura di lingua delle lingue dei segni e avvalora l’identificazione della lingua dei segni con una comunità ed una tradizione.

Human brains language one system two channels

http://www.northeastern.edu/cos/2016/11/human-brains-language-one-system-two-channels/

Lingua dei segni e cervello: costruire una lingua

Lingua dei segni e cervello: costruire una lingua.

Nello studio della Northeastern University si dimostra come il cervello costruisca in astratto la lingua, indipendentemente dai modi di produzione.

 

La dottoressa è alla guida della ricerca denominata

Phonology & Reading Lab

attraverso cui si vuole esaminare la natura delle competenze linguistiche e le sue origini, i vincoli che modellano il sistema linguistico e la specializzazione nel trattamento delle informazioni linguistiche.

 

La ricercatrice è anche autrice del libro The Phonological Mind, non ancora tradotto in Italiano. Qui liberamente scaricabile la versione in Inglese:

The Phonological Mind

 

 

 

 

 

 

https://archive.org/details/phonologicalmind

 

 

Carmela Bertone intervistata da Veasyt

Carmela Bertone intervistata da Veasyt.

Veasyt Live!, è una Start Up, a cui partecipa l’Università Ca’ Foscari con  un servizio di video interpretariato online in lingua dei segni italiana LIS

Purtroppo l’intero progetto, un servizio di interpretariato in 25 lingue e LIS, non gode di ottima salute, come potete leggere qui: Quando lo Stato non fa lavorare le startup: l’appello di Veasyt

Carmela Bertone LibroVesty ci regala una intervista divisa in due parti con una delle ricercatrici linguistiche LIS più note tra le nuove leve, Carmela Bertone, autrice tra l’altro del libro “Fondamenti di grammatica della lingua dei segni italiana” (qui la scheda del libro)

 

Prima parte

Intervista a Carmela Bertone, la sua esperienza con il mondo delle persone sorde

Seconda parte

Intervista a Carmela Bertone, la passione per la ricerca linguistica

 

 

Assistenti Autonomia e Comunicazione in ATA

Assistenti Autonomia e Comunicazione in ATA

 

Al momento sono qui

petizione_nhttps://www.change.org/p/miur-mai-pi%C3%BA-soli-assistenti-all-autonomia-e-alla-comunicazione-tutto-l-anno-scolastico

Assistenti Autonomia e Comunicazione in ATA

Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca on.Stefania Giannini
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali on.Giuliano Poletti
Direzione Generale per l’inclusione e le politiche sociali Dott. Raffaele Tangorra
Dipartimento per l’istruzione Direzione generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazion Dott. Giovanna Boda
Ufficio VII – Disabilità Dott. Raffaele Ciambrone
UFFICIO V – Personale ATA Dott. Valentina Alonzo
Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità

ASSISTENTI ALL’AUTONOMIA E ALLA COMUNICAZIONE TUTTO L’ANNO
Nelle scuole di ogni ordine e grado
Attraverso l’inserimento in “PERSONALE ATA” – MIUR
quali TECNICI DEL REINSERIMENTO E DELL’INTEGRAZIONE SOCIALE

VISTO:

  • IL DIRITTO ALLA CONTINUITÀ EDUCATIVA già acquisito: “le attività integrative di valenza socio educativa (e tra queste il supporto individualizzato a favore del soggetto assistito prestato dall’educatore) devono essere prestate con modalità idonee a realizzare lo sviluppo della personalità dell’alunno e a garantire la presenza stabile di un educatore che segua costantemente l’alunno disabile nel processo di integrazione.” Consiglio di Stato Sentenza n° 3104/2009
  • L’INEFFICACIA E L’INEFFICIENZA DERIVANTE DALL’AZIONE DEGLI ENTI LOCALI “Il numero medio di ore settimanali di assistente educativo-culturale o assistente ad personam è di circa 10 in entrambi gli ordini scolastici. Tuttavia nelle scuole del mezzogiorno il numero medio di ore settimanali è inferiore (8,5) rispetto a quelle delle regioni del Centro e del Nord ( rispettivamente 10 e 9,8). ISTAT L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado Anno scolastico 2014-2015
  • L’IMPEGNO PRESO DAL MINISTRO DEL LAVORO E DAL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE A INDIVIDUARE IL PROFILO PROFESSIONALE “Il Ministero della pubblica istruzione, di concerto con il Ministero del lavoro, con proprio decreto individua il profilo professionale dell’assistente alla comunicazione e ne definisce il percorso formativo.” (Approvato come Ordine del Giorno) Legge 22 marzo 2000, n. 69 Interventi finanziari per il potenziamento e la qualificazione dell’offerta di integrazione scolastica degli alunni con handicap

SI CHIEDE

  • Che il personale specializzato necessario all’attuazione dell’inclusione scolastica diventi di competenza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca attraverso l’adozione di un profilo professionale unico e per disabilità:

a) assistente alla comunicazione per studenti sordi segnanti e oralisti;
b) assistente alla comunicazione per studenti ciechi e ipovedenti;
c) assistente alla comunicazione per studenti sordociechi;
d) assistente all’autonomia e alla comunicazione per studenti con autismo;
e) assistenti all’autonomia e comunicazione per studenti con disabilità psico-fisica

  • L’inserimento dell’Assistente all’interno del Personale ATA – MIUR      

Con immissione a ruolo e contratti a tempo indeterminato per un numero di unità di sicuro utilizzo per ufficio scolastico territoriale e l’adozione di graduatorie di Istituto. Accesso con concorso a titoli e servizio.

Promotori: Anna Aguanno, Cristina Baggiano, Angela Candelaresi, Esther de Gennaro, Carmela Dezio, Irene Gatti, Anna Maria Giacomarro, Cinzia Leto, Vania Lo Brutto, Gabriella Montalbano, Sefora Pace, Candida Ricco, Sara Sardone, Alba Strano

 

Assistenti Autonomia e Comunicazione in ATA

Claudia S. Bianchini.

Claudia S. Bianchini

Questa “intervista” nasce dal desiderio di conoscere e far conoscere il percorso fatto da una giovanissima ricercatrice, già nota nel mondo della linguistica LS per le partecipazioni a progetti importanti e per i riconoscimenti ottenuti. Nessuna pretesa di giornalismo da parte mia, solo la volontà di dare altri suggerimenti agli/alle appassionati/e di Lingue dei Segni. A Claudia il mio grazie! per essersi raccontata con semplicità e simpatia, cogliendo in pieno lo spirito di condivisione che anima questo blog.

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Claudia S. Bianchini, Italo-francese nata a Roma, è una giovanissima ricercatrice di linguistica della Lingua dei Segni (LS). Inizia i suoi studi all’Università degli Studi di Perugia e li prosegue con un dottorato in cotutela internazionale tra le Università di Perugia, di Paris VIII e l’ISTC‑CNR di Via Nomentana. Grazie alla dottoressa Elena Antinoro Pizzuto si avvicina alle ricerche su SignWriting (SW), partecipando alla stesura della versione italiana del “Manuale di SW” (disponibile online) e realizzando una tesi di dottorato proprio su SW, diretta da Elena Antinoro Pizzuto, Christian Cuxac, Margherita Castelli e Dominique Boutet. Per questa tesi riceve due importanti riconoscimenti, in Italia nel 2013 e in Francia nel 2014, destinati a studi che favoriscano l’avanzamento tecnologico nel campo delle disabilità.

Grazie ad una collaborazione con Fabrizio Borgia e Maria De Marsico (del dipartimento di Informatica della Sapienza), mette a frutto la sua conoscenza di SW per contribuire allo sviluppo di software per la scrittura digitale di SW.

Dal 2013 Claudia S. Bianchini è Professore Associato nel corso di laurea di “Linguistica e Lingua dei Segni” dell’Università di Poitiers, e continua le sue ricerche sulla rappresentazione scritta delle LS.

 

  •  Ciao Claudia, cominciamo dall’inizio: come hai incontrato la Linguistica e in particolare la linguistica LIS?

Non ho una formazione da linguista pura, infatti provengo da Scienze della Comunicazione. Ho iniziato l’università con mille dubbi in testa ma con un chiodo fisso: lavorare con i sordi ma non fare la maestra. Sapevo quindi che volevo imparare la LIS e che volevo usarla per lavoro, ma non sapevo assolutamente cosa e come fare. Al primo anno ho scoperto la linguistica, che mi ha da subito interessato, ma non pensavo che la linguistica potesse essere un ambito di lavoro. Ci ho messo poi 4 anni a scoprire che la sede ENS era nel mio quartiere e mi sono subito iscritta al corso LIS: è stata la conferma che la LIS era esattamente quello che avevo sempre cercato!

Nel corso della laurea specialistica ho conosciuto la Professoressa Margherita Castelli (che è stata mia tutor anche durante il dottorato): quando le ho chiesto una tesi in Psicolinguistica sulla LS mi ha detto “OK, la LS non è il mio ambito, ma ti seguo”. Mi sono divorata tutti i libri che trovavo sull’argomento, discutendone per ore con Margherita, e scoprendomi interessata dalla ricerca scientifica. Finita la tesi ho fatto un’esperienza di un anno come Assistente alla Comunicazione, ed è stata la conferma che no, non volevo lavorare a scuola! Ho allora preso contatto con la dottoressa Elena Antinoro Pizzuto al CNR che, appena saputo che parlavo perfettamente francese, mi ha spedito a fare un colloquio a Parigi VIII con il professo Christian Cuxac che mi ha offerto un dottorato. La linguistica della Lingua dei Segni l’ho quindi approfondita molto durante il dottorato, a suon di letture e di confronti con insegnanti straordinari. Per fortuna ho avuto un sacco di tempo per studiare, sugli aerei e i treni, mentre facevo la trottola tra Perugia, Roma e Parigi.

 

  • Segui la difficile strada della ricerca di una forma scritta per le LS e giovanissima hai collaborato alla stesura del manuale di SW; credi possibile arrivare ad un punto tale che SW possa essere insegnato ai bambini sordi segnanti o rischia di rimanere l’esperanto dei linguisti LS?

Domanda difficile cui forse è meglio rispondere in due parti: credo che un giorno i sordi avranno un sistema di scrittura? Credo che questo sistema sia SW?

La prima risposta è SI. Credo, o piuttosto spero, che un giorno si riuscirà a sviluppare un sistema di rappresentazione delle LS che permetta ai sordi di scrivere la loro lingua. E’ una necessità, non solo per noi linguisti, ma anche per la conservazione delle LS e per l’insegnamento “in” e “delle” LS. Al giorno d’oggi i (pochi) manuali di LS sono tutti in italiano (o altra lingua vocale), al massimo accompagnati da un DVD, è un po’ come se il nostro libro di inglese fosse in italiano, e l’inglese fosse accessibile solo attraverso un CD. Avere un sistema di scrittura delle LS permetterà di avere manuali di LS in LS, permetterà agli studenti dei corsi di prendere appunti, ai professori delle scuole bilingui di dare compiti scritti in LS, ai bambini sordi di pensare finalmente che la loro lingua ha lo stesso valore dell’italiano. Ma avere un sistema di scrittura della LS permetterà anche alla LS di essere più tutelata: nel mondo solo il 10% delle lingue ha un sistema di scrittura (eh sì, così poche!) e queste lingue sono anche le più diffuse, le più protette, quelle che sono meno a rischio di sparire a favore di un’altra lingua. E le culture legate a lingue scritte sono anche loro molto più protette, molto meno soggette all’appiattimento su altre culture dominanti. Naturalmente, poter scrivere le LS sarebbe un grande vantaggio anche per noi linguisti, non lo nego, in quanto avremmo finalmente un valido strumento di rappresentazione linguistica che ci permetterebbe di fare analisi fino ad oggi impensabili.

La seconda risposta invece è un NON SO. SW è, ad oggi, il sistema che meglio di tutti gli altri (Stokoe, HamNoSys, SignFont, D’Sign…) riesce a rappresentare le LS. Ma è anche un sistema che esiste da oltre 30 anni e che ancora non si è diffuso in modo unanime nella comunità sorda. Credo che il motivo principale è che sembra complicato, anche se non lo è: pensa che bastano 6 ore per acquisirne le basi! Ma visto che è composto da quasi 40.000 simboli (chiamati glifi) il primo pensiero di chi lo scopre è scappare ben lontano! Tornando al punto: credo che SW sia sicuramente un’ottima base, ma per diventare un vero strumento di scrittura della LS deve diffondersi, e diffondendosi, probabilmente, si evolverà verso un sistema più semplice e quindi meno “spaventoso” per chi vuole impararlo. Finché questa evoluzione non avrà luogo, rimarrà un sistema di nicchia, bello, funzionale ed interessante, ma sempre di nicchia.

 

  • Cosa apporterebbe in più ai bambini sordi, futuri adulti, poter scrivere la loro lingua? Li distoglierebbe dall’apprendimento della lingua italiana?

Alla prima parte della domanda ho già risposto prima.

Alla seconda domanda… a Milano, nel 1880, un gruppo di educatori di sordi disse “Il segno uccide la parola”. Ciò ci sembra un’assurdità, siamo d’accordo? E allora perché la scrittura di una lingua dovrebbe uccidere la scrittura di un’altra? È un po’ come dire ad un bambino italo-cinese che se impara a scrivere il cinese non imparerà l’alfabeto.

Credo invece che poter scrivere la propria lingua potrebbe diventare un vantaggio pedagogico per imparare meglio l’italiano. Infatti, numerose ricerche hanno mostrato che è possibile utilizzare la LIS per spiegare ai bambini sordi come funziona l’italiano. Usando semplici paragoni “in LIS hai una regola che dice così e così; in italiano anche hai delle regole, ma sono diverse, dicono così e cosà e la differenza è qui”. Si potrebbe fare la stessa cosa con lo scritto, ad esempio facendo vedere ai bambini che quando scrivono in LIS devono essere più espliciti che quando segnano, e mostrandogli poi che lo stesso si applica all’italiano scritto e parlato. Nelle sperimentazioni cui ho partecipato al CNR, con adulti sordi, avevamo visto che, appena si iniziava a scrivere in SW, si mettevano in atto strategie particolari di cui i segnanti non erano necessariamente coscienti ma che riuscivano poi a mettere in luce attraverso una riflessione metalinguistica sulle loro produzioni: era una cosa entusiasmante!

 

  • In Italia la differenza tra “lingua” e “linguaggio” determina furiose prese di posizione circa la natura della LIS, nelle altre lingue c’è la stessa distinzione? Trovi che lo scontro ideologico lingua/linguaggio sia ugualmente sentito all’estero o è una peculiarità italiana aver spostato il centro del dibattito sul piano linguistico piuttosto che su quello più genericamente culturale?

Parlare di “lingua” o “linguaggio” non è una questione di prese di posizione: la definizione di LIS come linguaggio è semplicemente sbagliata! La Lingua dei Segni è una lingua, perché ha tutte le possibilità espressive dell’italiano, del francese o del maori, non servono bollini dei linguisti per determinarlo (come diceva Elena Pizzuto): ognuno di noi, che abbiamo scelto di imparare questa lingua per comunicare con i sordi, ha l’intima coscienza che si tratta di una lingua, sennò non saremmo certo qui oggi! Un linguaggio è invece un sistema comunicativo limitato, come quello delle api o dei grandi primati, il che non corrisponde certo alla LIS.

Ho letto spesso sul gruppo FB che gestisco “ma in USA dicono American Sign Language”. E’ vero, ma solo perché “language” in inglese significa sia “lingua” che “linguaggio”: neanche loro mettono in dubbio che sia una lingua!

 

  • Qual è il percorso che ti ha portato a Parigi? Sei un “cervello in fuga” o hai scelto un’opportunità di crescita professionale indipendentemente dalla collocazione geografica?

A Parigi, come detto sopra, mi ci ha mandato Elena Pizzuto. A dire la verità, io non ci volevo andare. Quando all’ufficio dottorati mi dissero che, per convalidare la co‑tutela, dovevo passare come minimo un anno accademico in Francia mi misi quasi a piangere! Accettai, controvoglia, ma convinta di voler poi rimanere a lavorare in Italia (ero del genere “meglio disoccupata in Italia che occupata in Francia”). La morte improvvisa di Elena, nel 2010, ha cambiato molto la mia prospettiva. Avevo bisogno di cambiare aria e Christian Cuxac e Dominique Boutet mi hanno convinto che era forse il momento di andare a fare quell’anno in Francia che stavo rimandando da tempo. Ho preso armi e bagagli e sono partita… ho resistito alla vita parigina per… 2 mesi!

Mentre stavo per finire il dottorato, Dominique mi ha parlato di un contratto da professore universitario di un anno presso l’Università di Poitiers, in un corso di laurea intitolato “Linguistica e Lingua dei Segni”: praticamente tutto quello per cui ho sempre studiato!Tuttavia, gli ho risposto che non mi interessava. Mi ha fatto una lavata di capo (molto pacata, nel suo stile) e mi ha fatto capire che ero una pazza a non provare ad inviare il curriculum. Quando ho saputo che avevo vinto, sono scoppiata a piangere: volevo rimanere in Italia! Ma poi sono partita! E devo dire che alla vita di Poitiers ho resistito molto meglio che alla vita parigina. Un anno dopo è stato bandito il concorso per il posto da professore associato a tempo indeterminato, e l’ho vinto! Da allora sto lì, ma torno in Italia almeno una volta al mese per mangiare i tortellini di mia suocera!

 

  • Qual è la sfida linguistica che ti ha più entusiasmato?

Direi che è la sfida attuale. Sto lavorando ad un progetto con Dominique Boutet il cui scopo è inventare di sana pianta un sistema di rappresentazione grafica della Lingua dei Segni. Il progetto si chiama Typannot e ci lavoriamo orami da due anni. Abbiamo finito di sviluppare il sistema delle configurazioni delle mani, ora ci stiamo dedicando agli altri parametri manuali, e naturalmente poi ci sarà il lavoro sulle altre componenti del segno (sguardo, espressione facciale…) che sono fondamentali. È un progetto entusiasmante perché molto interdisciplinare: lavoriamo con l’ESAD ‑ la scuola di Arte e Design di Amiens, nel nord della Francia ‑ con esperti di design, tipografia e calligrafia. E’ un approccio del tutto innovativo e mi sta facendo molto maturare nella mia riflessione sui sistemi di scrittura.

 

  • E il tuo sogno nel cassetto come ricercatrice e studiosa di Lingua dei Segni?

Tornare in Italia e trovare un posto da professore associato in un corso di laurea interamente dedicato alla Lingua dei Segni. Con la situazione di non riconoscimento della LIS che c’è in Italia, per ora è solo un sogno, ma spero che tra qualche anno potrò tornare e riportare con me l’esperienza che sto facendo in Francia.

  • Ce lo auguriamo tutti! Ancora un enorme grazie!

di  Angela Candelaresi

con Claudia S. Bianchini

Linguisti Italiani LIS

Linguisti Italiani LIS